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10 semi per il Decennio

Caro #Mastru,

in questo post ho messo in fila i 10 semi che vorrei seminare per il decennio che inizia oggi. Semi e parole che li rappresentano. Semi che abbiamo già tra le mani.

Perchè i semi sono parte di un raccolto che è già avvenuto. Seminiamo perché qualcuno prima di noi lo ha già fatto e noi scegliamo di rinnovarne il frutto. Seminare è una scelta.

Di seguito troverai le dieci parole che ho scelto, ad esse ho affiancato un simbolo che ho tratteggiato partendo da due simboli base: un cerchio ed una linea o se vuoi uno zero ed un uno.

 

Gioco

Giocare come i bambini e per i bambini. Il gioco è metafora ed essenza di questa epoca. Impariamo giocando e quando non giochiamo siamo tristi, allora perché non mettere il gioco come primo seme da rigenerare per il prossimo decennio.

Interazione, tra uomini, tra macchine e uomini, tra gli oggetti del mondo e gli uomini che imitano, si ispirano e imparano. Il gioco come scuola della vita.

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Lavoro

Il lavoro ha senso quando contribuisce a dare senso alla nostra vita. La bellezza del lavoro è che da solo non funziona, ha bisogno di uomini e donne consapevoli per essere veramente un valore. Il lavoro della bottega, il lavoro della fabbrica, il lavoro della terra, il lavoro digitale ed il lavoro delle mani che continuano a sporcarsi per creare il buono ed il bello. L’allievo che impara dal maestro ed il maestro che non smette mai di imparare lavorando. Il lavoro creativo che dona tempo all’uomo e lo fa evolvere. Il Lavoro ben fatto.

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Intelligenza

L’intelligenza nella sua forma universale, quella umana che genera quella artificiale, entrambe che disegnano e realizzano il futuro. L’intelligenza creativa, quella imprevedibile e innovativa per natura. L’intelligenza che crea un algoritmo. L’algoritmo che ha senso grazie ad essa, senza di essa è e sarà sempre (e forse sempre più) una minaccia. L’intelligenza a scuola, nella scuola che insegna a pensare. L’intelligenza dell’apprendimento che saprà farci gestire la complessità che troveremo lungo la strada.

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Sociale

A prescindere dai media, abbiamo bisogno di sociale. Nella vita di tutti i giorni, nella comunicazione e nella costruzione dei nuovi scenari. Sociale oltre un device ed un solo medium, sociale non al servizio dei media, ma sociale perché ricco di media e di contenuti. Sociale per costruire comunità, rigenerare comunità, prendere dalle comunità, donare alle comunità, vivere in e per le comunità. Dare un senso alle nostre comunità, quelle che esistevano prima delle community e quelle che ci sosterranno anche dopo il passaggio delle community.

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Casa

La casa che fa la famiglia, quella che accoglie e quella che genera. A prescindere dagli stereotipi. La casa che riceve i frutti del lavoro e che dona ed educa. La casa come punto di riferimento da cui partire ogni giorno e dove tornare ogni sera. La casa che custodisce il fuoco che ci ha scaldato da piccoli. La casa come diritto, la casa come conquista immateriale prima che materiale. La casa vuota che si riempie, da non costruire ma da rigenerare e nella quale raccontare una storia vecchia e nuova.

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Terra

La terra che fa il cibo, la terra che ci ospita e ci nutre. Il cibo, quello vero, quello realizzato dagli uomini e dalle donne per gli uomini e le donne. Il cibo che rispetta la terra e contribuisce alla creazione di ambienti più salubri e vivibili. Una terra che nutre. Abbiamo sottovalutato l’importanza della nostra terra, la terra è molto più della sua superficie, la terra è profondità. Sogno un decennio che impari a vivere con la terra e impari di nuovo a rispettarla e rigenerarla.

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Donna

Ripensare la società al femminile, come donna e madre. La donna che sa essere razionale e creativa allo stesso tempo. Il principio femminile della creazione, donna che custodisce e si preoccupa del futuro, della sua crescita ma anche della sua sostenibilità. Non donna che fa l’uomo ma donna che vive al pari dell’uomo. Donna che racconta un nuovo modo di governare e che ispira l’innovazione che si nutre della tradizione. Donna che crea con le sue mani, che educa e che ama. Donna che sa seminare e che sa raccogliere.

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Migrazioni

Siamo tutti migranti, senza retorica ma con la consapevolezza che abbiamo gambe per andare, cuori per amare e incontrare l’altro e teste per immaginare anche ambienti diversi da quelli che ci hanno visto nascere. Migrare è uno stato della mente. Migrare per dare un senso alla nostra capacità di creare relazioni sempre più complesse con il resto del mondo. Migrare è andare ed accogliere allo stesso tempo. Accogliere noi stessi nell’incontro con l’altro. Migrare per tornare a casa e costruire casa ogni giorno, in ogni luogo e con persone sempre diverse.

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Politica

La visione del mondo, il modo di determinare e di autodeterminarsi. Immaginare scenari e creare relazioni di valore per creare condizioni migliori, non per se ma per tutti. La politica è immaginazione e concreta capacità di trasformare i sogni in realtà. Mi piacerebbe un mondo in cui la politica non è solo di alcuni e per alcuni, ma di tutti e per tutti. Sogno un decennio che si occupi di Politica e che programmi a cento anni il suo avvenire. La politica che attiva processi che le sopravviveranno, quella che si lascia ispirare dal proverbio arabo “chi pianta datteri non mangia datteri”.

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Scuola

Andare a scuola ogni giorno. L’epoca che stiamo vivendo ci vuole aperti e in continua ridefinizione. La scuola che non tiene sempre fede ai dogmi che insegna le regole ma insegna anche che dalla rottura delle regole si crea gran parte del futuro. Una scuola che impara. Immagino una scuola in ogni casa e che ogni scuola diventi la casa di tutti.

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A questo link puoi scaricare il PDF con i 10 semi 😉