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Americo, il mistero della maschera di Venezia cucita a mano [Video]

Sono affezionato al movimento dell’ago e del filo fin da quando ero bambino. Ho avuto la fortuna di trascorrere gran parte della mia infanzia con mia zia. Sarta di abiti femminili che non smetterò mai di ringraziare per la gentilezza con la quale ha aiutato mia madre a tirarmi su. Gomitoli, bozze di modelli, manichini, aghi infilati in ogni angolo e tanti tanti colori. Mi catturava l’odore della stoffa, mi piaceva suonare sotto le mani di mia zia che quasi sottovoce, chinandosi su una nuova stola arrivata in laboratorio diceva “vedi, con questa qua, ci viene un bellissima gonna, sicuro”.

Mastru, qualche settimana fa, il mio amico Sandro Paladino mi ha segnalato la storia di Americo. Mi ha detto “ho una Storia che dovresti inserire nella tua bella collezione di Storie di Bottega, si tratta di un artigiano che realizza i vestiti per le maschere del Carnevale di Venezia”. E quando mi ricapita, mi sono detto. Devo farmi una chiacchierata con Americo e visitare la sua bottega.

Americo ha lavorato per una vita nel mondo delle calzature, ha fatto il modellista e ad un certo punto è rimasto “intrappolato” dall’affascinante mondo del Carnevale di Venezia.

Alla mia domanda “nasce prima la maschera o prima il vestito?” Ha risposto innanzitutto con un sorriso, poi con una serenità disarmante ha iniziato a raccontarmi il rapporto tra la maschera e il vestito. Il carattere del vestito che determina la maschera e viceversa. La rigidità della maschera e la fluidità del vestito.

Ci siamo persi in una lunga conversazione. Da un lato la mia curiosità, dall’altro lui che non la finiva di tirare fuori maschere bellissime. “Questa la devi vedere, non puoi andare via senza aver visto questa, guarda, rappresenta l’inverno” e così via, una piccola sfilata di vestiti e di maschere, tutta per me. Non mi sono dimenticato di te però. Ho raccolto in questo breve video alcune sequenze per farti entrare in contatto con questo magico mondo.

 

Il rapporto tra la maschera ed il vestito mi ha disarmato. Devo ammettere che prima di qualche giorno fa ne ignoravo completamente il senso, il nesso come direbbe un mio caro amico. Chi c’è sotto una maschera non sempre possiamo saperlo.

Cosa mi porto a casa da questa storia di bottega? La maschera non è una faccenda che riguarda solo il volto, riguarda il vestito e riguarda l’empatia che si crea nel momento in cui interagiamo con essa.

Americo oggi vive a Lentiscosa, nel Cilento, il paese delle sue origini e in cui è tornato da poco. Mi ha detto che sono pochi i ragazzi e le ragazze che si avvicinano al suo mestiere. Gli ho chiesto di non mollare e di continuare a pensare, disegnare, tagliare e cucire maschere belle, che quella è la strada giusta. Arriveranno altri Americo, ne sono sicuro e per nostra gioia continueranno l’opera. Continueranno a far giocare l’eleganza con il mistero.

L’idea di raccontare l’Italia che Crea Racconta e Ricrea serve un po’ anche a questo. Piano piano stiamo cominciando a scoprire storie di uomini, donne e botteghe che pensano e creano. Raccontare gli artigiani, vecchi e nuovi, interagire con essi, annodare fili, costruire ponti tra temi apparentemente lontani è la missione di questo piccolo blog.

Grazie per leggere le storie di bottega. Grazie per entrare in bottega a farci compagnia!