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Porto i ferri di bottega a Unisa

Qualche mese fa la prof. Maddalena della Volpe mi ha dato una bella opportunità, quella di immaginare e proporre un breve percorso da integrare nel suo corso di Business Education nel corso di laurea di Economia e management dell’Università di Salerno.

L’antefatto

#Mastru, Perché la Prof. Della Volpe si è incuriosita e mi ha invitato?

Lo scorso anno, insieme alla prof.ssa Stefania Leone e a tutto lo staff dell’Osservatorio Culture Giovanili Ocpg, abbiamo dato vita al laboratorio Storie che cambiano – laboratorio di ideazione, design e racconto di progetti di innovazione sociale, realizzato con ragazzi di Scienze della Comunicazione e di Scienze Politiche durante il corso di Comunicazione Pubblica del secondo semestre. Abbiamo prodotto un bel po’ di idee, strutturate dai ragazzi in progetti e presentazioni.

Le trovi in questo piccolo sito che abbiamo messo su l’anno scorso. http://www.storiechecambiano.eu/

L’idea

Crea Racconta Ricrea per costruire senso e moltiplicare opportunità.

Un seminario orientato agli studenti di Economia e management. Il lavoro in team innanzitutto, per produrre valore condiviso, un approfondimento sugli strumenti che oggi vengono utilizzati nei processi di design delle idee. Allenarsi nella ricerca di soluzioni e nell’ideazione di attività che servono per creare innovazione e risolvere problemi. Le idee poi vengono confrontate con casi studio, introducendo strumenti di modellazione di business si prova a ragionare sulla sostenibilità dei progetti. Non solo ideazione e design però. Non basta. Le idee per vivere e per evolversi vanno raccontate, presentate, scambiate e messe in circolo. Alla fine del seminario, gli studenti le presenteranno utilizzando video, immagini e creatività varie che svilupperanno durante il laboratorio (e spero anche oltre).

La presentazione e la creazione dei team di lavoro

E’ il primo giorno di laboratorio, tornare nella mia università, quella che mi ha permesso di mettere i piedi fuori di casa, è sempre bello, tornarci per fare delle attività con gli studenti, avviare un processo di valore con loro, lo è ancora di più.

“Buongiorno ragazzi, sono Jepis e vengo da Caselle in Pittari che io adoro chiamare #Cip. Perché ci tengo a dire che vengo da Caselle in Pittari? Perché fino a qualche anno fa quando mi trovavo lontano da casa, a chi mi chiedeva da dove venivo, io prima rispondevo ‘dalla provincia di Salerno’, poi forse dicevo ‘un paesino vicino Palinuro’ e poi con la voce bassa bassa dicevo il nome del mio paese. Cosa c’entra questa storia con il corso di business education? C’entra, c’entra pure assai. Nel mondo in cui ci troviamo, nel nostro navigare credo che sia sempre più necessario avere dei punti fermi. Uno di questi per me è la mia terra.”

Immaginare il proprio futuro è un percorso lento, pieno di tanto duro lavoro. Prendersi un futuro bello e pronto invece è più facile. Immaginare il proprio futuro presuppone la capacità di creare e cogliere le opportunità. Come dice Sun Tzu ne L’arte della Guerra – “Le opportunità una volta colte si moltiplicano”

Il senso del nostro laboratorio è proprio quello, ragionare sulla creazione di opportunità. Per noi, per coloro che ci circondano, per coloro che verranno dopo di noi e per i luoghi che viviamo.

A proposito di opportunità, con i ragazzi abbiamo visto un video, un video che “abbiamo fatto un po’ nostro” e che mi piace farti vedere.

Non poniamo limiti. Ci potranno essere delle sorprese durante il lavoro, potremmo scoprire nuovi strumenti e farli nostri.

 

Porto i ferri di bottega a Unisa

 

l’ispirazione e il brainstorming

Abbiamo condiviso con i ragazzi alcuni video. Eccone due, necessari per alimentare le nostre riflessioni. Il primo è un famoso TED di Simon Sinek che ci fa ragionare sull’importanza del “Perché”

Il secondo è un video che amo, che si intitola “Da dove nascono le buone idee?”

 

Tutti i gruppi di lavoro si sono ritagliati uno spazio all’interno dell’aula. In questa fase, gli strumenti da utilizzare, sono penna e post-it e tanta tanta curiosità e creatività.

Durante la fase di brainstorming lavoriamo innanzitutto condividendo case history e progetti che ci vengono in mente. Te ne faccio vedere uno di quelli che abbiamo condiviso.

 

Ci ispirano le storie, ci ispirano i progetti, ci ispirano le persone che ci circondano che le loro parole. Nella fase iniziale di strutturazione dell’idea c’è bisogno di raccogliere informazioni intervistando le persone e ricercando altre idee e progetti che come noi sognano di fare innovazione.

Tra i canali più utili oggi per fare questo tipo di ricerca, ci sono sicuramente i portali di Crowdfunding. Siti web che a seconda dei temi che scegliamo possono contenere spunti utili e interessanti, nelle idee ma anche nei racconti con cui vengono presentate.

I gruppi sono al lavoro, man mano che i ragazzi mettono in circolo le idee sia io che la Prof. Della Volpe cerchiamo di supportarli e stimolarli nella ricerca dei temi e nell’apertura delle discussioni. In questa fase è utile non porre limiti alla creatività. Dai brainstorming emergono le prime idee, qualcuno inizia a strutturare in mappe mentali.

Questa fase può durare anche molto tempo e può anche essere interrotta e poi ripresa. Nel nostro caso, il tempo che abbiamo a disposizione ci permette di dedicare un tempo molto limitato al brainstorming. Lo scopo dell’incontro è condividere un approccio. Anche se, il mio sogno, è veder nascere qualche idea che continui oltre questi momenti.

 

Dall’intuizione all’idea 

I team sono al lavoro e stanno discutendo e buttando giù le idee che mano mano emergono. Alcuni gruppi hanno già tirato fuori vari spunti interessanti. In questa fase c’è un importante lavoro di scrematura. Rispondendo a domande del tipo: “si, bella quella idea ma perché vogliamo realizzarla, come mai nessuno ci ha pensato prima? Quale valore aggiunto porta? E a chi?”

Alla domanda “a chi può essere utile quello che stiamo pensando?” Abbiamo deciso di introdurre dei nuovi strumenti che ci stanno aiutando e ci aiuteranno a perfezionare il nostro lavoro. Pensare alle persone, discutere con loro i bisogni, le idee, i feedback rispetto a quanto proponiamo è un approccio semplice quanto rivoluzionario in molti casi.

La definizione delle Personas e delle Empathy map ci aiuta a ragionare meglio. I bisogni delle persone ci guidano in questo percorso, un design centrato sulle persone, allenare la nostra capacità di osservazione del mondo che ci circonda è uno degli obbiettivi di questo seminario.

 

Immaginare. Dal valore da creare alla mappa delle interazioni

Siamo oltre la metà del nostro percorso. Le idee sono abbastanza delineate. Fra qualche settimana i team dovranno tirare fuori il lavoro svolto sotto forma di pitch. Avranno a disposizione 5 minuti ciascuno. Potranno utilizzare immagini, musica, e tutte le creatività che riusciranno a mettere a disposizione del racconto della loro idea di business.

Il “valore” da creare è stato individuato in un lungo lavoro di brainstorming e di raccolta dati, supportati dal value proposition canvas. I team hanno buttato giù una serie di riflessioni su coloro che potrebbero essere interessati al loro prodotto/servizio ed hanno ragionato sui bisogni dei loro potenziali utenti/clienti.

Immaginare il percorso compiuto dal nostro utente. Le interazioni che avrà con il nostro prodotto, le informazioni e le sensazioni che ne verranno fuori. La mappa delle interazioni dell’utente non può essere standardizzata molto. La sua forma, le sue voci, dipenderanno dalla natura del prodotto, dalle sue peculiarità. Ci siamo soffermati però su alcuni aspetti che ci interessa sicuramente tenere in considerazione.

Quali sono le attività che l’utente svolge in relazione al nostro prodotto? Quali sono le sue domande? Quali gli aspetti che lo mettono in una condizione favorevole e quali in una condizione sfavorevole? Ed inoltre, quali sono le opportunità generate per il nostro utente in ognuno degli step che andiamo a immaginare e descrivere?

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Tutte le informazioni generate fino a questo momento dai team di lavoro sono molto importanti. Non bastano però. Bisogna continuare ad affinarle, migliorarle, discuterle.

Raccontare le proprie idee

Il racconto non è mai fine a se stesso. Le idee escono dal comodo ambiente del team che le ha generate sotto forma di racconto. Abbiamo pensato che dopo l’enfatizzazione e l’ideazione potesse essere interessante soffermare la nostra attenzione sulla presentazione delle idee. Ogni team, in questa fase, proverà ad avvicinarsi il più possibile alla rappresentazione della propria idea. In molti casi prototipandone alcune funzionalità. Un lavoro creativo che permette una ulteriore reiterazione e approfondimento.

Presentare la propria idea potrebbe aprire nuovi scenari, potrebbe aprire interazioni con potenziali partners che potrebbero supportare l’avanzamento del lavoro del team.

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